Te, gli intellettuali e i pirati.

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diversi:

I was going to write a poem
I made a pie instead it took
about the same amount of time
of course the pie was a final
draft a poem would have had some
distance to go days and weeks and
much crumpled paper

the pie already had a talking
tumbling audience among small
trucks and a fire engine on
the…

Fëdor Michajlovič Dostoevskij, I fratelli Karamazov (via consquisiteparole)

(via piegodilibri)

Io stesso ho conosciuto una ragazza, dell’ormai trapassata generazione «romantica», la quale, dopo parecchi anni di enigmatico amore per un certo signore, che avrebbe potuto benissimo, ogni volta che avesse voluto, sposare nel più tranquillo dei modi, aveva finito con l’inventarsi degli insormontabili ostacoli, e in una notte tempestosa si gettò da un’alta ripa, simile a una scogliera, in un fiume abbastanza profondo e veloce, e ivi perì, senz’altra causa che per i propri capricci, unicamente per rassomigliare all’Ofelia di Shakespeare; tanto che, se quella scogliera, già da un pezzo osservata e vagheggiata, non fosse stata così pittoresca, e al posto di essa ci fosse stata una prosaica sponda piatta, forse neppure il suicidio si sarebbe avverato.

Cesare Pavese (via egocentricacomeigatti)

(Fonte: sabrinaisnotthatgold, via egocentricacomeigatti)

Hai viso di terra scolpita,
sangue di terra dura,
sei venuta dal mare.
Tutto accogli e scruti
e respingi da te
come il mare. Nel cuore
hai silenzio, hai parole
inghiottite. Sei buia.
Per te l’alba è silenzio.

E sei come le voci
della terra ‒ l’urto
della secchia nel pozzo,
la canzone del fuoco,
il tonfo di una mela;
le parole rassegnate
e cupe sulle soglie,
il grido del bimbo ‒ le cose
che non passano mai.
Tu non muti. Sei buia.

Sei la cantina chiusa,
dal battuto di terra,
dov’è entrato una volta
ch’era scalzo il bambino,
e ci ripensa sempre.
Sei la camera buia
cui si ripensa sempre,
come al cortile antico
dove s’apriva l’alba.
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diversi:

SPERO DI MORIRE IN PRIMAVERA

con un sole che ferisce e che fa male
spero di essere giovane e vitale
e morire con un gesto plateale.
di uno schianto pazzesco in kawasaky.

spero che quel giorno dello schianto
tu mi abbia detto delle cose amare
senza avere il tempo di farmi le tue…

(Fonte: pordenonelegge.it)

F(s)unny Yerevan

Manu, il marito di Sandra, spegne l’autoradio mentre passa una canzone triste, ma lei dice che non vuole essere protetta e che la canzone la vuole ascoltare, riaccende e mette a tutto volume.
Perché? Questo succede proprio in un momento del film in cui lo stesso spettatore avverte la tensione sfinita di Sandra e sembra una (inedita) riflessione dei Dardenne sulla propria stessa opera. Perché ascoltiamo canzoni sulla solitudine e andiamo al cinema a vedere una storia dolorosa come “Deux jours, une nuit”?
Il volto di Sandra mentre canta la canzone si distende un poco e lei volge lo sguardo di fronte a sé.

Il Giardino dei Tarocchi. Finalmente.

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